Formist - European Journal

Nuova rivista in lingua inglese:

L'European Journal of Autogenic and Bionomic Studies

(traduzione italiana dell'Editoriale)

 

La nascita di una rivista è un momento importante per ogni movimento di pensiero e lo è in questo caso anche per la psicoterapia bionomico-autogena. La rivista nasce con una dimensione europea e con due edizioni all'anno, con lo scopo di costituire un punto di riferimento per tutti coloro che nelle ricerche, nella attività clinica e in quella non clinica fanno capo all'approccio bionomico-autogeno sviluppato da I.H. Schultz nel secolo scorso. Per tutte queste persone la rivista si propone almeno due obiettivi:

A) Costituire un punto di riferimento per lavori scientifici di verifica, di aggiornamento e di ricerca sui fondamenti teorici, sulla tecnica e sulle applicazioni dell'approccio bionomico o autogeno.
B) Costituire un punto di riferimento per lavori scientifici volti a una più precisa definizione e individuazione dell'approccio bionomico-autogeno attraverso il confronto con altri approcci contigui.
Il primo obiettivo si rende innanzitutto necessario per adeguare e aggiornare il metodo autogeno alle attuali esigenze epistemologiche della psicoterapia che sono state definite in Italia dalle leggi sull'esercizio pubblico della psicoterapia. Ciò ha comportato un lavoro di ricerca finalizzato a una rivisitazione dell'opera di Schultz alla luce delle riflessioni teoriche ed epistemologiche avvenute in questo ultimo mezzo secolo di ricerche. Il corpus delle opere di Schultz ha costituito ovviamente e costituisce ancora la base di partenza di questo lavoro di ricerca. I riferimenti per tale lavoro di aggiornamento sono stati, dopo Schultz, le indicazioni della Scuola Austriaca di Heinrich Walln??fer, attualmente unico allievo vivente di Schultz, il quale ha sviluppato e portato avanti un'elaborazione del pensiero schultziano in linea con la psicologia del profondo, e le indicazioni di Claudio Widmann e Giovanni Gastaldo appartenenti al gruppo dei fondatori dell'I.C.S.A.T. (la Società Italiana di Psicoterapia Bionomico-Autogena), i quali, conformandosi anch'essi ai riferimenti della psicologia del profondo, hanno riaffermato alcuni principi come elementi costitutivi di base nell'aggiornamento dell'approccio schultziano: tra tutti, il principio dell'autogenicità inteso anche come rigorosa non-interferenza del terapeuta nei processi autogeni del paziente, soprattutto durante l'attuazione dello stato autogeno da parte del paziente.

Tali riferimenti sono stati essenziali nel guidare un profondo ed accurato lavoro di analisi critica e di verifica dell'opera di Schultz, per "ripulirla" e "depurarla" da deformazioni, condizionamenti e talora da eccessi legati alla diffusione dell'approccio schultziano in ambiti non scientifici. Ciò è valso in modo particolare per la tecnica più importante della psicoterapia autogena, il Training Autogeno, che ha dovuto subire una serie di abusi, di forzature e trasformazioni a causa anche del suo inserimento in altri modelli teorici, spesso lontanissimi da quello schultziano che l'aveva generato.
In questo processo di analisi e di verifica bibliografica, la Scuola di Cagliari ha avuto un ruolo fondamentale, e non solo per il fatto di essere stata in questi anni e di essere ancora l'unica Scuola di Psicoterapia Bionomica riconosciuta in Italia dal Ministero dell'Università, ma anche per la ricerca che essa ha stimolato e porta tuttora avanti. Tale ricerca è rivolta da una parte a riportare a galla ed a diffondere il corpus completo delle opere di Schultz e dei suoi antesignani e dall'altra a definire i fondamenti teorici e teorico-tecnici dell'approccio bionomico. Questa ricerca, iniziata ormai una quindicina di anni fa e portata avanti insieme anche ad altri enti universitari e non, ha fatto riemergere all'attenzione degli studiosi di psicoterapia una serie di opere di Schultz, scritte ovviamente in tedesco e peraltro mai tradotte in altre lingue, che si sono unite al già conosciuto e celebre "Das Autogene Training", tradotto praticamente in tutto il mondo. La traduzione in italiano di queste opere, insieme al recupero e alla traduzione di altre opere di antesignani di Schultz è in via di completamento all'interno della scuola di Cagliari e stimola un ulteriore lavoro di revisione critica. A questo punto della ricerca, l'opera completa di Schultz, a parte "Das Autogene Training", dall'inizio della sua produzione letteraria fino alla sua morte, avvenuta nel 1970, comprende almeno altre 5 opere fondamentali in cui, oltre a descrivere il metodo autogeno e la teoria di questo metodo, presenta nella sua interezza il modello teorico della psicoterapia bionomico-autogena; descrive inoltre la sua teoria delle nevrosi, la sua teoria della otivazione e le applicazioni cliniche di questo tipo di terapia. Esistono inoltre altre cinque opere minori e un gran numero di articoli tra pubblicazioni su riviste e relazioni a congressi che completano la sua produzione scientifica. Una delle opere fondamentali, "Psicoterapia Bionomica", è stata già pubblicata in italiano per i tipi della Masson, a cura di Walter Orrù e Miranda Gastaldo Ottobre, nel 2001.
Questo lavoro di aggiornamento e di revisione restituisce alla discussione scientifica odierna una teoria generale della psicoterapia bionomica assolutamente moderna ed attuale. Non sarà difficile riconoscere in tale approccio teorico similitudini con aspetti teorici di altri approcci già esistenti, come quelli di Jung, Assagioli, Maslow, Rogers, Goldstein, per citare i più conosciuti, ma commisti con altri aspetti peraltro assai originali. Ricordiamo anche solo brevemente lo studio del piano di vita in senso individuativo, l'utilizzazione degli stati di coscienza a fini introspettivi, lo studio del linguaggio simbolico ed in particolare di quello corporeo e il lavoro con le immagini emergenti degli strati profondi della personalità. Già da soli questi aspetti delineano un approccio completamente nuovo, oltre che estremamente originale. La teoria schultziana della vita e della personalità consentono quindi di recuperare alla scienza della psicoterapia e dell'educazione quella parte delle ricerche che riguardano il ruolo del destino e del temperamento individuale, il ruolo della biologia nella psicologia della persona, tutti aspetti che solo pochi approcci teorici hanno portato all'interesse della ricerca e che invece solo in questi ultimi anni stanno affiorando e, bisogna dirlo, a volte anche in modo disordinato, all'attenzione della comunità scientifica. Inoltre la necessità di punti di riferimento precisi nel definire un approccio psicoterapeutico si fanno sentire in particolar modo proprio nell'ambito della ricerca, dove un confronto chiaro e proficuo può avvenire soltanto discutendo su di una base definita e precisa in tutti i suoi aspetti, compresi quelli teorici. In tale contesto s'inserisce l'articolo di Claudio Widmann che mira a evidenziare le linee-guida per una ricerca in ambito bionomico-autogeno. Le indicazioni per una ricerca di questo tipo vengono approfondite dall'autore con un'attenzione particolare sia alla coerenza di tali punti con l'impianto schultziano di base che alle vicinanze della Psicoterapia bionomico-autogena con altri approcci, fatto che rimanda al secondo obiettivo della rivista.
Il secondo obiettivo della rivista nasce infatti dall'esigenza di definire aspetti autogeni e bionomici attraverso confronti con aspetti provenienti da approcci vicini o contigui. Essendo una tecnica molto duttile, il Training Autogeno è stato utilizzato, anche proficuamente, all'interno di diversi approcci in realtà europee ed internazionali. Si pensi soltanto alle molteplici modalità in cui si è sviluppato in Francia il Training Autogeno all'interno del grande filone denominato "Relaxation Psychotherapeutique". Qui esso viene essenzialmente utilizzato all'interno dell'approccio psicanalitico freudiano con molteplici e differenti modalità, più o meno coerenti con la visione di Schultz. Tra questi ultimi, quello sicuramente più coerente con la visione di Schultz è quello proposto da Yves Ranty, allievo di Durand De Bousingen, il quale ha sviluppato un metodo denominato "Training Autogeno rogressivo", che presenta notevoli convergenze e alcune divergenze con la psicoterapia bionomico-autogena. Esse verranno presentate più precisamente in un articolo di questo numero insieme all'evoluzione che ha avuto in Francia il Training Autogeno.
Altri modelli teorici all'interno dei quali si è sviluppato il Training Autogeno sono stati quelli di stampo psicofisiologico-comportamentistico delle Scuole derivate da quella canadese di Luthe, più focalizzate sul sintomo; oppure ancora i modelli più vicini agli approcci di Jung, Assagioli, Maslow, Goldstein, Frankl o agli approcci delle terapie immaginative. Accogliere lavori scientifici, in cui gli aspetti affini alle tematiche bionomico-autogene di questi approcci, peraltro già molto studiati, vengono sviluppati contemporaneamente alle stesse tematiche bionomico-autogene, può favorire il confronto e quindi l'approfondimento delle tematiche schultziane, così ancora poco esplorate.
"La psicoterapia richiede come fondamento una concezione bionomica della vita". Così afferma Schultz nella "Premessa" a "Bionome Psychotherapie" (1951). In contrapposizione alle teorie meccanicistiche e vitalistiche fino ad allora dominanti, Schultz evidenziò come caratteristica distintiva più importante della vita organica in generale e della vita umana in particolare il concetto cardine di "bionome" (da "bios", vita e "nomos", legge), presentato in "Bionome Psychoterapie", un saggio sulla teoria della psicoterapia bionomica pubblicato nel 1951. Come vedremo anche in un articolo di questo primo numero, il concetto di bionomia viene ripreso da Schultz a partire dalla teoria dell'ordine di Rothschuh (1936). Secondo Rothschuh, nella vita sono insiti due tipi di ordine: l'ordine bionomico e l'ordine causale. Se l'ordine causale è un ordine che segue le leggi della razionalità e della logica, l'ordine bionomico è invece un ordine che, originando dagli avvenimenti stessi, li collega secondo un piano preciso e ben definito. Questo piano di vita è presente in tutti gli organismi viventi e guida ciascun essere, secondo le modalità dettate dallo stesso ordine bionomico. Quindi la "bionomia" è una forma specifica di collegamento degli avvenimenti organici in generale, insita nei soggetti già fin dallo stadio embrionale, che induce l'individuo a vivere secondo i dettami del suo piano di vita. In questo senso quindi il soggetto è vincolato alle leggi della vita stessa e l'esistenza di queste leggi implica una serie di conseguenze obbligatorie e necessarie per qualunque essere vivente.
Dalla presenza fin dalla nascita di un piano di vita specifico e personale di ciascun essere vivente, che esige di essere realizzato, fino al concetto di "riferimento al futuro", insito in tutti i processi dell'organismo, la vita organica sembra muoversi verso una realizzazione di se stessa con un senso proprio, specifico e ben definito. Così definita la bionomia risulta pertanto una modalità vitale che prevede l'esistenza in ciascun individuo di specifiche e personali potenzialità, potenzialità innate che cominciano a esercitare gli effetti fin dalla vita embrionale e inducono la persona a soddisfare ed a realizzare i bisogni espressi da tali potenzialità. Qualunque essere, secondo Schultz, non può non risultare condizionato nel suo percorso di vita da tali potenziali così specifici e così personali. La concezione schultziana della vita prende quindi nome da questo tipo specifico di ordine, che, secondo Schultz, caratterizza ogni accadimento vitale. Mettere al centro dell'esistenza la bionomia vuol dire che la vita, e per quanto ci riguarda più da vicino, che l'educazione, la medicina, la biologia, la psicologia ed il sociale devono partire dalla bionomia. Ogni atto, ogni comportamento, ogni processo biologico del soggetto ha uno specifico significato in funzione del bios dell'individuo e quindi del proprio piano di vita. Qualunque esperienza dello stato di veglia così come i sogni e i vissuti somatici ed immaginativi dello stato autogeno sono impregnati di piano di vita. Ciascuno di questi eventi è soggettivo, è personale, e qualunque lettura oggettiva risulta pertanto riduttiva della realtà dell'individuo. L'oggettivazione attuata secondo le regole dell'ordine logico-razionale spiega una parte dell'individuo. La totalità della realtà nasce dalla armonica integrazione dei due tipi di ordine, quello logico-razionale e quello bionomico.
Tali argomentazioni sulla bionomia hanno importanti conseguenze sull'educazione e sulla terapia.
Se il percorso bionomico dell'individuo è rispettato, l'individuo soddisferà i suoi bisogni più autentici, realizzerà l'armonia bionomica e andrà incontro a uno stato di salute e di benessere. Se al contrario il soggetto si allontanerà da questo percorso e non rispetterà quindi le linee imposte dal suo piano di vita, allora devierà dalla realizzazione dei suoi bisogni più autentici ed andrà incontro alla patologia. Ma come si è detto, ogni esperienza ed ogni vissuto dell'individuo, compresi quelli patologici, sono penetrati dal piano di vita. In altre parole, il piano di vita cercherà comunque di aprirsi una strada, nonostante gli impedimenti e le deviazioni, per cui aspetti di esso saranno rinvenibili anche negli aspetti più marcatamente patologici. La patologia stessa contiene cioè, soprattutto nelle sue dinamiche più profonde, le risorse e le indicazioni utili a recuperare la salute del soggetto. Fare psicoterapia secondo l'ottica bionomica significa pertanto scoprire come e quanto questi comportamenti si discostino in termini di finalità dal percorso di realizzazione del piano individuale di vita; significa anche scoprire quanto quel comportamento sia inserito all'interno del processo che sta spingendo l'individuo a realizzare le proprie potenzialità. Psicoterapia vuol dire pertanto diventare coscienti di quanto il piano di vita penetri la patologia, coscienti delle specificità e delle potenzialità insite nel proprio piano di vita in modo da poterlo realizzare più efficacemente. In un'ottica di questo genere il Training Autogeno assume un ruolo primario: quello di favorire l'espansione della coscienza dell'individuo per metterlo maggiormente in contatto con il suo piano di vita e far in tal modo emergere dall'inconscio i suoi valori e le sue specifiche potenzialità. L'analisi bionomica di questo materiale consente l'individuazione delle linee di sviluppo del percorso di autorealizzazione dell'individuo.
Ma costringere la concezione schultziana della vita al solo concetto di bionomia sarebbe palesemente riduttivo. Bench?? essa prenda il nome e sia contraddistinta dall'ordine bionomico, tale concezione è caratterizzata da altri otto principi elaborati da Schultz, che interagiscono e si integrano fino a determinare in modo originale lo svolgersi di tutti i fenomeni vitali. Tali principi, come si vedrà in uno degli articoli di questo numero, costituiscono altre otto vere e proprie leggi della vita, alla base del suo funzionamento. Pur con gli inevitabili limiti dei primi numeri dovuti alle difficoltà della partenza, la rivista si propone con intenti ambiziosi sul piano della qualità. La presenza di un Comitato di Referee, l'edizione in lingua inglese costituiscono i primi segni di questi intenti. Il migliore augurio che si possa fare alla rivista è pertanto che possa non solo essere fonte di proficui stimoli per una discussione che faccia crescere e progredire l'approfondimento della psicoterapia bionomica, ma anche costituire un solido punto di riferimento per favorire l'integrazione di altri punti di vista bionomico-autogeni oggi esistenti nel mondo.